Tutte le “paghette” le utilizzavo per comperare i tessuti, i bottoni gioiello, le bordure particolari ed i cartamodelli raccolti nelle riviste di Burda e La mia Boutique.

La Folgor nera a pedale della nonna con le finiture color oro è stata la mia compagna delle domeniche e delle sere quando mi era permesso rimanere alzata dopo il Carosello. Sicuramente ho iniziato a perdere la vista prima dei 10 anni, quando già allora avevo la pretesa di realizzare bene le asole dei bottoni dei vestiti delle Barbie!!! Finalmente il primo corso di Taglio e Cucito ma troppo basico, purtroppo nessuna Accademia a me accessibile per andare oltre.

A proposito, in un baule conservo ancora i tessuti, gli abiti iniziati e mai finiti, quelli trasformati e mai indossati, le riviste, i cartamodelli e naturalmente la mia Folgor nera insieme a quella elettrica che nel frattempo mi ero comperata! Il mio stilista preferito da sempre GIORGIO ARMANI!

Nella PERSONAL IDENTITY come espressione della propria personalità, dell’esperienza dell’estetista, nella manifestazione di un nome e di un’immagine.

Nell’IDENTITA’ DI LUOGO, nell’importanza cioè di come gli ambienti influenzano il modo di essere, agire, relazionarsi e generare comportamenti diversi. In un Centro Estetico le persone spogliano non solo un corpo ma spesso anche un’anima e quindi ciò che le circonda deve essere assolutamente armonioso. Le proporzioni dei volumi, le dimensioni delle cabine, i colori, le luci sono tra gli elementi più importanti per restituire l’equilibrio tangibile ed intangibile che fa stare bene.

Nell’IDENTITA’ VISIVA che è l’insieme di tutti gli elementi che concorrono a creare e definire l'identità del Centro Estetico. Il nome, il logo, il carattere, i colori, tutto il materiale cartaceo e non coerente con il messaggio Istituzionale.

Ma è nuovamente e sempre nel Dettaglio, nelle cose belle e fatte bene, pensate e studiate nelle sfumature, che mi muovo quando progetto un Centro Estetico. È sempre da un Particolare, mai uguale, che parte una progettazione. Da una particolarità della struttura, da un oggetto caro all’estetista, funzionale e non, dalla forma e colore del logo piuttosto che dalla divisa. La suddivisione non si crea solo dalla richiesta funzionale, ma tutto, spesso, ruota e prende forma da qualcosa di assolutamente insolito che permette di liberare la Creatività e non ingessarsi negli schemi che rendono tutti i Centri Estetici simili.

Insomma niente di fisso o preconfezionato. Oggi tra l’altro la tecnologia, i materiali, le finiture, i complementi, facilitano e permettono realizzazioni versatili, facili nella loro trasformazione e nella capacità di essere ed avere contemporaneamente più funzioni.

Spazi che devono diventare aperti, dinamici, facilmente riorganizzabili.

Poche cose fisse, solo quelle legate ad impianti importanti, tutto il resto deve sapersi trasformare, ruotare, spostare, aggiungere e togliere. Ed è così che il Centro estetico diventa un teatro, un luogo aperto, visibile, un ambiente in continua trasformazione, dove si dialoga, dove ci si incontra, dove si educa e dove l’immagine coerente e l’ambiente sono le prime forme di comunicazione per una clientela sempre meno flessibile alla ricerca di luoghi professionali nei quali riconoscersi e capaci di restituire un benessere globale!

Amo progettare ed arredare i Centri Estetici e mi dispiaccio quando si banalizzano perché insieme si banalizza anche un meraviglioso mondo fatto di donne forti e capaci che sono le Estetiste.

Solo l’esperienza, la conoscenza e la sensibilità di tutto questo permette di restituire attraverso la progettazione un Sogno Unico come Uniche sono le loro Protagoniste!

A loro sono grata, perché ogni giorno mi stimolano a studiare, a fare ricerca e rendono il mio lavoro la mia vera dedizione!

Antonietta